Il Potere Trasformatore della Fede e dell'Arte

JANALEE EMMER

Direttore associato al BYU Museum of Art

Devozionale tenuto alla BYU il 9 marzo 2021

Una fede che è “messa alla prova, ferita, ma. . . che è qui ” è un tipo di fede potente e trasformativa. Quel tipo di fede riconosce che poiché guardiamo attraverso uno specchio, in modo oscuro, avremo ancora domande. È una fede che convive con domande e paradossi. È una fede che ha cicatrici di battaglia ma anche effetti duraturi. 

È un onore incredibile essere qui oggi. Grazie a quelli di voi che sono qui di persona e a quelli che stanno ascoltando online. I devozionali e i forum della BYU sono una parte unica e meravigliosa delle tradizioni del nostro campus e sono onorata e grata di farne parte. Nella mia carriera di storica dell'arte e professionista museale, ho avuto il grande privilegio di imparare dall'arte e dagli artisti del passato e del presente. Oggi vorrei condividere alcune delle mie riflessioni, sia secolari che spirituali, che ho maturato nei miei studi.
Vorrei iniziare con una citazione dell'artista francese Rosa Bonheur, forse la pittrice di maggior successo del diciannovesimo secolo. Verso la fine della sua carriera, Bonheur ha dichiarato: "Tutta la mia vita è stata dedicata a migliorare il mio lavoro e mantenere viva la scintilla del Creatore nella mia anima. Ognuno di noi ha una scintilla e dobbiamo tutti rendere conto di quello che facciamo. "1 La scintilla di Bonheur l'ha portata a dipingere, nonostante enormi ostacoli e restrizioni culturali, e a dipingere ciò che amava, che erano gli animali. Il suo imponente dipinto La Fiera dei Cavalli, esposto al Salon di Parigi del 1853, fa parte della collezione del Metropolitan Museum of Art. Attraverso di esso, l'audace determinazione dell'autrice a essere fedele a se stessa e a quella scintilla dentro di sé ha aperto le porte a numerose possibilità per le generazioni future di donne. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Rosa Bonheur (1822–1899),La Fiera dei Cavalli, 1852–55, olio su tela, 96 1/4 x 199 1/2 pollici, Metropolitan Museum of Art, dono di Cornelius Vanderbilt, 1887.
 
Cosa stiamo facendo per mantenere viva la scintilla del Creatore nelle nostre anime? Come stiamo migliorando il nostro lavoro e le nostre capacità?
Abbiamo tutti doni e abilità unici. Il vostro tempo all'università è un'incredibile opportunità per indagare, sperimentare e sviluppare questi doni. La verità è che questa ricerca del vostro posto, dell'eccellenza e delle vostre inclinazioni personali sarà una ricerca per tutta la vita. Anche se non tutti siamo artisti, tutti abbiamo bisogno di creatività e ispirazione per trovare la nostra strada. Credo che le arti e il Vangelo possano guidarci lungo il percorso, fornendo nuove prospettive, nuovi modi di guardare e ben gradite rassicurazioni. In 1 Corinzi 13:12, Paolo disse ai credenti di Corinto: "Perché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro" (enfasi aggiunta). Le sue parole sottolineano uno dei grandi ostacoli della vita: abbiamo comprensione e percezioni limitate. Dobbiamo valutare quotidianamente le migliori linee di azione mentre guardiamo attraverso vetri oscurati.
Questa settimana segna esattamente un anno dal momento in cui tutto si è fermato negli Stati Uniti a causa della pandemia COVID-19. Che anno è stato questo: inaspettato e impegnativo, un periodo di incertezza, isolamento e spesso solitudine. Al di là della pandemia, lo scorso anno è stato irto di questioni pesanti e di enorme portata come disordini razziali, acrimonia politica e inquietante inciviltà. All'inizio dell'anno, il presidente Kevin J Worthen ha riassunto il 2020 sinteticamente come “COVID e caos”.2 Queste circostanze possono sembrare scoraggianti e opprimenti.
Qui sulla terra è facile sentirsi un po' come i discepoli di Marco 4: 37–40. Erano su una barca durante una violenta tempesta che minacciava di travolgerli e il Salvatore stava dormendo. "Or egli stava a poppa, dormendo sul guanciale. I discepoli lo destano e gli dicono: Maestro, non ti curi tu che noi periamo?" (Marco 4:38; enfasi aggiunta).
Penso che questa storia riecheggi dentro ognuno di noi. A volte pensiamo, non ti interessa quello che mi sta succedendo? Non vedi che i miei sogni vengono distrutti? Non sai che il mio familiare è così malato o che ho perso il lavoro o che il mio matrimonio è in difficoltà? Non vedi che questa dipendenza, infertilità o morte di una persona cara mi sta uccidendo? Ognuno di noi può inserire qualunque cosa con cui stiamo lottando al momento. So che anche se guardo la mia vita è facile convincersi, per quanto momentaneamente, di un Dio addormentato. Saltiamo avventatamente alla conclusione che Lui o non sa - l'equivalente del dormire - o non gliene importa. Maestro, non ti curi tu che noi periamo?
Ma nel racconto biblico, questa non è la fine della storia. In Marco 4: 39–40 leggiamo:
 
Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare: Taci, calmati! E il vento cessò, e si fece gran bonaccia. 
 
Ed egli disse loro: Perché siete così paurosi? Come mai non avete voi fede? [enfasi aggiunta].
Questo momento, come illustrato nel dipinto di Arnold Friberg Peace, Be Still, mostra l'oscurità e il dramma ancora intorno al Salvatore mentre Egli, pieno di calma e luce, calma la tempesta. La fede, nonostante le circostanze, è il punto cruciale, non è vero?
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Arnold Friberg (1913-2010), Peace, Be Still, olio su tela, 33 x 57 pollici, Brigham Young University Museum of Art, dono di Roy e Carol Christensen. © Creative Fine Art Inc.
 
Fede Messa alla Prova e Cuori Nuovi
 
Il sopravvissuto all'Olocausto e premio Nobel Elie Wiesel, scomparso nel 2016, ha scritto della sua esperienza nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale nel suo primo libro, Night. Questo sottile ma potente libro di memorie, che è stato tradotto in trenta lingue, ha avuto un impatto formativo sulla mia comprensione della complessità della fede e dei misteri di Dio quando l'ho letto per la prima volta molti anni fa. Gran parte del libro ruota attorno all'estrema disumanità dell'uomo nei confronti dell'uomo e all'apparente assenza di Dio.
Al suo arrivo ad Auschwitz, Wiesel e suo padre furono separati dalla madre e da tre sorelle, metà delle quali non avrebbe mai più rivisto, e vide i bambini mandati nelle camere a gas. Nelle sue parole:
Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata. Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.3
Quando vide un ragazzino morire lentamente impiccandosi e ripeté la domanda posta da qualcuno in mezzo alla folla - "Dov'è Dio?" - Wiesel scrisse, "E io sentivo in me una voce che gli rispondeva: 'Dov'è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca…'"4
Non ci si stupirebbe, credo, di questa reazione. Di fronte a circostanze così orribili in cui Dio non interviene, molti si allontanano da Lui o concludono che non esista. In effetti, combattere con la realtà del male è stato per secoli al centro di molti dibattiti filosofici e teologici. Sebbene sia probabile che nessuno di noi qui abbia perso membri della famiglia nelle camere a gas o sia sopravvissuto alla tortura dei campi di concentramento, credo che qualcosa nelle parole di Wiesel possa riflettere i nostri sentimenti. Ci sono momenti in cui la nostra fede sembra essere consumata o quando i nostri sogni sono diventati cenere.
Ma per Wiesel, nemmeno l'oscurità del male e l'assenza di Dio rappresentarono la fine della sua storia. Con le sue stesse parole, chiarì poi:
Alcune persone che hanno letto il mio primo libro, Night, erano convinte che avessi rotto con la fede e con Dio. Affatto. Non ho mai divorziato da Dio. È perché credevo in Dio che ero arrabbiato con Dio, e lo sono ancora. Ma la mia fede è messa alla prova, ferita, ma è qui. Quindi qualunque cosa dica, proviene sempre dalla fede, anche quando parlo nel modo in cui ogni tanto parlo dei problemi che avevo, delle domande che avevo.5
Fede che è “provata, ferita, ma. . . qui ” è un tipo di fede potente e trasformativa. Quel tipo di fede riconosce che poiché guardiamo attraverso uno specchio, in modo oscuro, avremo ancora domande. È una fede che convive con domande e paradossi. È una fede che ha cicatrici di battaglia ma anche effetti duraturi. Mi ricorda una poesia di Emily Dickinson in cui immaginava un momento nel futuro in cui avrebbe avuto un colloquio personale - una conversazione, se vogliamo - con il Salvatore. Lei scrisse:
 
Saprò perché - quando il Tempo sarà finito -
E avrò cessato di chiedermi perché -
Cristo spiegherà ogni singola angoscia
Nelle belle aule del cielo -
Mi dirà quello che "Pietro" promise -
Ed io - attonita davanti al suo dolore -
Dimenticherò la goccia di Angoscia
Che ora mi brucia - che ora mi brucia!6
In effetti, "bruciati" è un modo acutamente descrittivo per definire nostri dolori personali. Ho riflettuto a lungo e intensamente per molti anni sulla richiesta del Signore di un cuore spezzato.7 Il bisogno di un cuore umile e contrito mi sembra perfettamente chiaro e ragionevole, ma un cuore spezzato? Preferirei che il Signore chiedesse un cuore addolcito (cosa che fa) o un cuore ricettivo (e fa anche questo) o anche un cuore ingrandito forse di tre taglie in un giorno (in stile Grinch del Dr. Seuss!), Ma perché spezzato? Sembra doloroso e persino irreparabile. Eppure, eppure, potrebbe anche suonare familiare a ciascuno di noi.
 
La vita ci mette di fronte a imprevisti, a sfide che metaforicamente spezzano o frantumano i nostri cuori. Nella mia vita, come molti di voi, sospetto, ho affrontato prove che mi hanno tolto il respiro. Una piuttosto evidente è rimanere single e senza figli nonostante tutti i miei migliori sforzi e vivere in una cultura che valorizza, sia in pratica che dottrinalmente, il matrimonio e la famiglia sopra ogni altra cosa. Questo, a volte, è stato molto doloroso. Nel corso degli anni ho concluso che Dio non vuole la nostra infelicità e il nostro dolore, ma è perché sa che le esperienze della vita feriranno tutti noi che Egli dice, "Venite a me con un cuore spezzato e uno spirito contrito." Al mondo piacciamo quando siamo sicuri di noi, di successo e di bell'aspetto e abbiamo tutte le risposte.8 Al contrario, il Signore ci vuole per quello che siamo, il buono e il brutto; quella parte di noi che può aver ceduto e fatica a rialzarsi; quella parte di noi che non riesce a capire o dare un senso al caos della vita e alle inesplicabili angosce.
Credo che sia in questi momenti di dolore che arriviamo a conoscere noi stessi e ciò che conta di più. Grazie alle mie esperienze personali, provo una compassione maggiore per coloro che affrontano difficoltà. Permettetemi di invitare tutti noi, durante quei momenti che feriscono la nostra anima e la nostra fede, a ricordare Colui che “è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, [e] fiaccato a motivo delle nostre iniquità” (Isaia 53:5). Isaia ha descritto il Salvatore come uno che fu “uomo di dolore, familiare col patire” (Isaia 53:3). Egli può camminare con noi nel nostro dolore e con i nostri cuori spezzati. Quello che scopriremo, nel tempo, è che mentre andiamo avanti, la fede che sembrava morta e i cuori che sembravano spezzati irreparabilmente inizieranno a vivere e a battere di nuovo. Nella mia mente è una specie di risurrezione—una risurrezione con la r minuscola che ci aiuta a comprendere l’idea che a ciò che è morto può essere data nuova vita. Infatti, il Signore ci ha promesso il dono di "un cuor nuovo" (Ezechiele 36:26).
Questo nuovo cuore ci permette di provare più empatia e compassione di prima. Una grande parte del nostro impegno cristiano è "portare i fardelli gli uni degli altri. . . ; . . .  piangere con quelli che piangono; sì, e confortare quelli che hanno bisogno di conforto” (Mosia 18:8–9). A volte questo può sembrare naturale e persino facile, ma la creazione di un nuovo cuore non è un passaggio semplice. Cristo non ci sta solo chiedendo di diventare leggermente migliori, sebbene dobbiamo farlo; Egli sta chiedendo ciò che sembra quasi impensabile— di “amare [i nostri] nemici e pregare per quelli che [ci] perseguitano" (Matteo 5:44).
Come si arriva a questo punto? Ammetto apertamente che non sono un’esperta in materia; sono una compagna di viaggio in questo percorso di trasformazione. Ma credo che la semplice formula di Harper Lee in Il buio oltre la siepe si applichi bene. Atticus Finch disse a sua figlia, Scout:
Se riesci a imparare un semplice trucco, Scout, andrai molto più d'accordo con tutti. Non riuscirai mai a capire una persona se non cerchi di vedere le cose dal suo punto di vista—. . . devi cercare di metterti nei suoi panni e andarci a spasso.9 
 
Empatia e Arte
Nella mia vita, l'arte è spesso stata un modo per vedere il mondo da una nuova prospettiva, per mettersi nei panni di qualcun altro. Può insegnare, guarire e ispirare; allo stesso modo, può anche sconvolgere, forzare e trasformare il nostro modo di pensare. Alcuni artisti ci insegnano in merito ad esperienze che non possiamo verosimilmente fare da soli. Come donna bianca dello Utah, non sono personalmente toccata dal genocidio, dalla guerra, dalla povertà estrema e dal razzismo. L'arte è stata un potente strumento nella mia personale comprensione di alcune di queste esperienze.
Ad esempio, il Vietnam Veterans Memorial di Maya Lin, situato a Washington, DC, ci aiuta a comprendere la guerra e la perdita. Progettato quando era una laureanda di ventun’anni all'università di Yale, Lin ha messo insieme due muri di granito nero a forma di V, con incisi i nomi di oltre 58.000 soldati deceduti. Il suo lavoro è stato immediatamente controverso perché mancava dell'atmosfera eroica dei precedenti monumenti ai caduti, che tipicamente erano fatti di marmo bianco e si concentravano sui capi militari. Al contrario, la sua visione onora tutti i caduti ed era basata sull’immagine di due tagli nella terra, come una "ferita che è chiusa e guarita".10 La superficie altamente riflettente consente a voi e all'ambiente circostante di diventare parte dell’opera quando la visitate. Col tempo, questo è diventato un luogo amato e sacro—un luogo dove lasciare fiori, accarezzare i nomi di famiglia e riflettere, quando si passa accanto alla raccolta di migliaia di nomi, sul prezzo della guerra per individui, famiglie e la nostra nazione.
Le fotografie in bianco e nero di Dorothea Lange, come Madre Migrante e Forgotten Man di Maynard Dixon sono un inquietante ricordo della vita durante la Grande Depressione negli anni '30. Mentre li guardiamo, sentiamo il peso dei problemi di quel tempo, e siamo invitati a riflettere, Chi di noi non si è sentito metaforicamente solo sul bordo del marciapiede con la vita che gli passa accanto? Quando esaminiamo gli individui in queste immagini, questi cessano di essere “altri” separati da noi e rappresentano piuttosto tutti noi in momenti diversi. Nelle parole di Mosia: “Non siamo tutti mendicanti? Non dipendiamo tutti dallo stesso Essere, sì, Dio, per tutte le sostanze che abbiamo. . .?” (Mosia 4:19). Forgotten Man di Dixon è esposto nella collezione permanente del Museo d’Arte della BYU; è stata la fonte di molte discussioni profonde con studenti e visitatori del museo riguardo la compassione, la depressione e il coraggio necessario per vedere veramente chi ci circonda, a differenza del viavai della folla indaffarata sullo sfondo.
ll finalista del Premio Pulitzer, autore e critico d'arte Lawrence Weschler ha scritto in modo commovente sul potere dell'arte di guarire e sull'arte come balsamo per l'anima. Come parte di un incarico al tribunale dell'Aia per i crimini di guerra per la ex-Jugoslavia negli anni '90, Weschler incontrò un giudice che si occupava quotidianamente di resoconti di omicidi, stupri e orribili torture. In risposta alla domanda di Weschler su come riuscisse ad ascoltare queste cose senza impazzire lui stesso, il giudice rispose che si recava  il più spesso possibile al museo Mauritshuis  per vedere le opere di Vermeer. I dipinti emanano, nelle sue parole, "una centralità, una pace, una tranquillità."11 Mentre Weschler rifletteva su questo e studiava i dipinti che Johannes Vermeer aveva creato nel diciassettesimo secolo, osservò che fornivano un parallelismo unico e puntuale, poiché quando furono dipinti,
tutta l'Europa era Bosnia (o aveva appena cessato di esserlo): inondata da guerre incredibilmente feroci di persecuzione religiosa e formazione proto-nazionalista. . . piena di assedi, carestie e massacri. . . e devastazione su larga scala.12
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Johannes Vermeer (1632–75), Lattaia, ca. 1660, olio su tela, 45.5 x 41 centimetri, Rijksmuseum, acquistato con il sostegno dell’associazione Vereniging Rembrandt nel 1908.
 
I dipinti di Vermeer, come molti studiosi hanno notato, evitano specificamente qualsiasi di questi disordini e instabilità. Al posto di queste, l'artista ci ha ripetutamente dato una piccola stanza—di solito con una donna che svolge tranquillamente attività quotidiane—che è un  intimo spazio domestico pieno di luce, calma e pace. È una pace generata nella sua immaginazione, un prodotto della sua stessa creatività. Queste scene luminose e serene sono doni al mondo e, secoli dopo, un antidoto a chiunque soffra di ansia e tumulto interiore.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Johannes Vermeer (1632–75), Donna in azzurro che legge una lettera, ca. 1663, olio su tela, 46.5 x 39 centimetri Rijksmuseum, in prestito dalla città Amsterdam (A. van der Hoop Bequest nel 1885).
 
L'arte offre anche meraviglia, stupore incontrollato e gioia. L'artista della Carolina del Nord Patrick Dougherty crea sculture monumentali con alberelli sottili e malleabili. In una recente mostra al Museo d’Arte della BYU nel 2018, Dougherty ha creato un'opera ispirata alla maestosità delle nostre montagne e agli archi dei nostri parchi nazionali, risultante in uno spazio di sogni e fantasia che riportava i visitatori alla natura e alle loro meraviglie infantili. L'artista di origine messicana Gabriel Dawe, residente a Dallas, utilizza il filo, il materiale ordinario dei nostri vestiti, per creare installazioni con specifica destinazione utilizzando tutti i colori dello spettro luminoso. Plexus 29, nella Lied Gallery del museo d’arte, utilizza quasi ottanta miglia di filo dai colori vivaci intrecciati insieme per creare una rete unificata—o plesso—che ci invita a contemplare il trascendente potere della luce e le nostre relazioni interconnesse.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Patrick Dougherty (b. 1945), Windswept, 2018, installazione di willow saplings, Brigham Young University Museum of Art.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Gabriel Dawe (b. 1973), Plexus no. 29, 2014, Gütermann sewing thread, hooks, painted wood, Brigham Young University Museum of Art installation.
 
Una delle cose che apprezzo di più dell'arte di recente è l'ampia gamma di creatività nel mondo e il nostro bisogno di ascoltare voci diverse. Un artista può sentirsi spinto fortemente a usare la propria arte per far luce sull'ingiustizia e sulla disuguaglianza di genere, mentre un altro offre sollievo e bellezza confortanti. Uno può abbracciare l'astrazione e l'ambiguità, mentre un altro crea un simbolismo dettagliato e un significato specifico. Alcuni artisti esplorano le profondità dell'anima e della spiritualità, mentre altri preferiscono la semplicità degli eventi e delle interazioni quotidiane. Ognuno di essi onora la scintilla del Creatore presente dentro di loro in modi distintivi e inimitabili.
La diversità dell'arte proveniente da periodi, stili e mezzi diversi ci consente di considerare la vasta portata dell'esperienza umana e, spesso, di scavare un po' più a fondo per capire gli altri ed entrare in empatia. Dovrete fare uno sforzo particolare per capire un quadro mandala buddista del Tibet o un'opera d'arte concettualista del ventesimo secolo. Nell'arte, come nella vita, le cose che sono al di fuori della vostra esperienza e appartengono a una cultura, una religione, una razza o un secolo diversi possono inizialmente sembrarvi strane, confuse o addirittura poco interessanti. Potreste essere inclini a rifiutare queste visioni alternative e non familiari del mondo. Se vivete queste esperienze con una mente aperta, in spirito di apprendimento, potreste rimanere sorpresi da tutto ciò che potete imparare.
Ciò non significa che alla fine vi piaceranno tutti questi diversi tipi di arte. In verità, il mondo sarebbe un posto molto meno interessante se tutti avessero le stesse preferenze e interessi. Tuttavia, man mano che studierete questi diversi tipi di arte, la vostra capacità di comprendere le diversità si amplierà. Durante la ricerca, imparerete che il quadro buddista che sembrava strano e incomprensibile è uno strumento per la preghiera e la meditazione, che aiuta le persone a concentrarsi mentre pregano e cercano l'illuminazione, l'ispirazione e la trascendenza. Se qualche volta vi siete sentiti in difficoltà durante la preghiera o avete trovato difficile calmare la mente e ascoltare, ecco che tutto a un tratto avete qualcosa in comune con i monaci e i praticanti buddisti che si aiutavano con i quadri mandala.
Un'altra verità che ho imparato dalla diversità delle opere d'arte nel mondo è perfettamente parallela a un principio evangelico che sto ancora cercando di imparare: il bello e il terribile esistono simultaneamente ovunque. Sia l'artista che audacemente invoca il cambiamento sociale mostrando la bruttezza del mondo, sia quello che cattura lo splendore e la maestà che ci circonda, stanno raffigurando realtà importanti. Entrambi sono necessari. Crediamo in un Dio di miracoli vigile e in un mondo di squisita bellezza, compassione e bontà; crediamo anche in un Dio che ci ha donato l’arbitrio e vediamo un mondo di violenza, terrorismo e incredibile crudeltà.
È una verità confortante che Dio possa manifestarsi con forza nei piccoli dettagli della vostra vita (aiutandovi a trovare le chiavi smarrite o inviando un amico proprio al momento giusto) pur essendo apparentemente assente nelle questioni più grandi. Poiché concede l’arbitrio e il verificarsi delle circostanze della vita, Egli non risolve tutti i conflitti e le difficoltà. In queste situazioni, Egli è al nostro fianco e spesso, credo, piange con noi mentre il dolore e le difficoltà si manifestano nel Suo mondo imperfetto e amato. La chiave è non diventare miopi e vedere solo ciò che è giusto davanti a voi — solo il bello o solo il terribile — e trarre conclusioni limitate e spesso errate.13 È un segno di maturità spirituale essere in grado di far dimorare entrambe queste verità nel vostro cuore contemporaneamente. Ed è la fede messa alla prova che è in grado di resistere a questi paradossi, basandosi sulla dichiarazione del Signore che le Sue vie non sono le nostre vie e i Suoi pensieri non i nostri pensieri (vedere Isaia 55:8-9).
Promuovere la scintilla del Creatore
Man mano che ognuno di noi si sforza di trovare in sé e sviluppare la scintilla del Creatore, dobbiamo cercare assistenza divina e rivelazione personale per guidare le nostre scelte e prendere la giusta direzione. Trovare questa strada e promuovere una vita basata sulla spiritualità richiede dedizione e impegno quotidiani per mettere a tacere i rumori del mondo. A volte può sembrare un tuffo nell'ignoto e un atto di fede. L'artista Franz Johansen, un membro de La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni che ha insegnato alla BYU ed è venuto a mancare nel 2018, ci ha fornito alcuni spunti di riflessione visivi su questa idea con il suo bassorilievo scultoreo The Rod and the Veil del 1975, conservato nel Church History Museum. Il giovane che raggiunge la verga rappresenta tutti noi che cerchiamo di raggiungere la verità, la parola di Dio nella nostra vita, la guida, la fede. A differenza di molte raffigurazioni della verga che conduce all'albero della vita, questa verga non è all'altezza della vita, facilmente raggiungibile camminando; richiede di protendersi e allungarsi. A causa di questo velo terreno, di questo “specchio oscuro”, il giovane non può vedere che dietro di sé ha assistenza divina. Il Salvatore, con le braccia tese per ricordarci il Suo ultimo sacrificio, si protende ancora una volta pronto a offrire la Sua assistenza, se necessario.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Franz Johansen (1928–2018), The Rod and the Veil, 1975, scultura in rilievo, Church History Museum, La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.
 
Adoro la versione di Johansen di quest’opera; ci ricorda che potremmo non vedere quel sacro aiuto attorno a noi, ma c'è. Credo che il Salvatore stia dietro per assisterci mentre ci protendiamo per raggiungere il nostro potenziale e piange con noi quando siamo in difficoltà.
Questi sono soltanto alcuni esempi di come l’arte ed il vangelo hanno trasformato il mio pensiero, coltivato la mia empatia per gli altri e confortato la mia anima. Qualunque sia l’indirizzo universitario che state perseguendo, da ingegneria a medicina, da legge a storia, avrete bisogno di queste abilità e avrete bisogno di essere creativi. Coloro che hanno successo dovranno essere in grado di pensare fuori dagli schemi, prendere in considerazione strade sconosciute ed esplorare nuove possibilità. Thomas Edison disse: “Gli inventori devono essere poeti affinchè possano avere immaginazione.”14 L'idea di base qui è che canalizzando la creatività, anche in un campo molto diverso dalla professione scelta, sarete in grado di invocare quella capacità creativa anche in altri modi.
Promuovete tale creatività nella vita di tutti i giorni. Tenete conto dei vostri interessi e trovate una maniera per perseguirli. C’è una stagione per ogni cosa nella vita, quindi ora il vostro tempo potrebbe essere limitato. Ma anche con un tempo limitato, potete visitare un museo, modellare dell’argilla, fare un disegno o scrivere una poesia. Date priorità a questa parte della vostra vita mentre proseguite nel vostro percorso. Iscrivetevi a quella classe di danza, imparate a suonare quello strumento che avete sempre immaginato di suonare, sperimentate con quei pastelli acquerellabili, organizzate un giardino pieno di colori o progettate qualcosa. La gioia che questa creatività genera è parte del risultato, ma c’è anche un potere trasformatore che entra in gioco quando creiamo: impariamo in piccoli ma significativi passi riguardo al processo creativo e diventiamo più simili al nostro Creatore.
È la mia preghiera che possa accendersi quella scintilla del nostro Creatore che è in ognuno di noi per fare del nostro angolo terreno un posto migliore. Ognuno di noi è profondamente necessario in questo viaggio; il vostro dono può essere ciò che manca alla vostra famiglia, al vostro rione, al vostro vicinato e al mondo. Spero che ognuno di voi si senta profondamente amato ed essenziale nella famiglia di Dio. Mentre ci teniamo stretti alla nostra fede, Lui trasformerà i nostri cuori e le nostre prospettive affinchè possano battere in armonia con il Suo cuore ed i cuori dei compagni. Che ciò possa avvenire è la mia preghiera. Nel nome di Gesù Cristo, amen.
© Brigham Young University. All rights reserved. 
 
NOTE
1. Anna Klumpke, Rosa Bonheur: The Artist’s (Auto)biography, trans. Gretchen van Slyke (Ann Arbor: University of Michigan Press, 1997), 220–21. (English only).
2. Kevin J Worthen, “Persevere in Unity,” BYU Messaggio devozionale, 12 January 2021. (English only).
3. Elie Wiesel, La notte, traduzione di Marion Wiesel (New York: Hill and Wang, 2006), 34.
4. Wiesel, La notte, 65.
5. Elie Wiesel, in “Elie Wiesel: The Tragedy of the Believer,” interview with Krista Tippett, 20 November 2003, On Being (Speaking of Faith), podcast. (English only).
6. Emily Dickinson, poem no. 193, in Tutte le poesie di Emily Dickinson, edizione citata di  Thomas H. Johnson (New York: Little, Brown, and Company, 1960), 91.
7. See also L. Todd Budge’s recent talk, “‘Broke’ Hearts and Contrite Spirits,” BYU devotional address, 2 February 2021. (English only).
8. La scrittrice cristiana e professoressa di divinità dell'Università Duke, Kate Bowler esplora questa idea in modo più approfondito in Everything Happens for a Reason: And Other Lies I’ve Loved (New York: Random House, 2018). (English only).
9. Harper Lee, To Kill a Mockingbird (New York: Grand Central Publishing, 1960), 39. (English only).
10. “Panel and Line Locations on the Wall,” The Moving Wall, 21 April 2013; citato in Erin Blakemore, “This 21-Year-Old College Student Designed the Vietnam Veterans Memorial,” History Stories, History, 13 Settembre 2017, aggiornato il 22 February 2019. Vedere anche Phil McCombs, “Maya Lin and the Great Call of China,” Lifestyle, Washington Post, 3 Gennaio 1982. (English only).
11. Antonio Cassese, citato in Lawrence Weschler, Vermeer in Bosnia: Selected Writings (New York: Vintage Books, 2005), 14. (English only).
12. Weschler, Vermeer in Bosnia, 14; enfasi nell’originale.
13. Vedere Russell M. Nelson, “Fate prevalere Dio,” Liahona, Novembre 2020.
14. Thomas Edison, lettere a Edward N. Hurley, 12 Gennaio 1918, Biblioteca del museo di Henry Ford; citato in Matthew Josephson, Edison: A Biography (New York: McGraw-Hill Book Company, 1959), 463. Vedere anche Blaine McCormick, in “Thomas Edison: Inventor and Poet,” intervista con Neal Conan, Talk of the Nation, NPR News, 13 Agosto 2007.
OPERE D’ARTE CITATE
In ordine 
Rosa Bonheur (1822–99), La fiera dei cavalli, 1852–55, Olio su tela, 96 1/4 x 199 1/2 inches, Metropolitan Museum of Art, donato da Cornelius Vanderbilt, 1887.
Arnold Friberg (1913–2010), Peace, Be Still, olio su tela, 33 x 57 inches, Brigham Young University Museum of Art, donato da Roy and Carol Christensen. © Creative Fine Art Inc.
Maya Lin (b. 1959), Monumento ai Veterani del Vietnam, Washington, DC, 1982, National Park Service.
Dorothea Lange (1895–1965), Migrant Mother, (Destitute pea pickers in California. Mother of seven children. Age thirty-two. Nipomo, California), 1936, 4 x 5 inches, fotografia, Library of Congress, Prints and Photographs Division, Farm Security Administration/Office of War Information negativi in bianco e nero.
Maynard Dixon (1875–1946), Forgotten Man, 1934, olio su tela, 40 x 50 1/8 inches, Brigham Young University Museum of Art, 1937.
Johannes Vermeer (1632–75), View of Delft, c. 1660–61, olio su tela, 96.5 x 115.7 centimeters, Mauritshuis, The Hague.
Johannes Vermeer (1632–75), Girl with a Pearl Earring, c. 1665, olio su tela, 44.5 x 39 centi­meters, Mauritshuis, The Hague.
Johannes Vermeer (1632–75), Milkmaid, c. 1660, olio su tela, 45.5 x 41 centimeters, Rijksmuseum, acquistato con il sostegno di Vereniging Rembrandt nel 1908.
Johannes Vermeer (1632–75), Woman Reading a Letter, c. 1663, olio su tela, 46.5 x 39 centimeters, Rijksmuseum, in prestito dalla città di Amsterdam (A. van der Hoop Bequest in 1885).
Johannes Vermeer (1632–75), Young Woman with a Water Pitcher, c. 1662, olio su tela, 45.7 x 40.6 centimeters, Metropolitan Museum of Art, Marquand Collection, donato da Henry G. Marquand, 1889.
Patrick Dougherty (b. 1945), Windswept, 2018, installazione di alberelli di salice, Brigham Young University Museum of Art.
Gabriel Dawe (b. 1973), Plexus no. 29, 2014, Filo da cucito Gütermann, ganci, legno dipinto, Brigham Young University Museum of Art installation.
Franz Johansen (1928–2018), The Rod and the Veil, 1975, scultura a rilievo, Church History Museum, The Church of Jesus Christ of Latter-day Saints.
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This speech was translated by
Andrea Santoro, Ester Tonon e Jonathan Calvagna