Fede e coraggio per andare avanti

PEGGY S. WORTHEN

Moglie di Kevin J Worthen, presidente della Brigham Young University

8 settembre 2020

Innanzitutto, dobbiamo ricordarci sempre di rivolgerci al Padre celeste ed essere disposti a sottometterci a Lui. Ci ama. Ci aiuterà.

Benvenuti nel semestre autunnale 2020. Spero che stiate bene e in salute! Dire che stiamo vivendo tempi interessanti sarebbe un eufemismo. Abbiamo tutti dovuto affrontare le nostre sfide con una miriade di esperienze individuali. E ora eccovi qui, cercando di riportare la normalità in un nuovo anno scolastico che è certamente tutt'altro che normale.

Abbiamo tutti delle storie da raccontare sulle nostre esperienze in questi tempi insoliti, e si spera che in qualche modo le stiamo registrando in modo da ricordare e poter condividere con gli altri i momenti difficili così come i momenti straordinari che abbiamo vissuto. Sono grato per le Scritture, i diari, le foto, le lettere e tutte le cose che ci aiutano a ricordare e condividere. Possono essere fonti di ispirazione e incoraggiamento, nonché esempi per noi.

Non sono una grande scrittrice di lettere, ma mi piace ricevere lettere e conservarle in modo da poterle rileggere di tanto in tanto. Difatti, ho un amica di penna. Il suo nome è Liv. Liv è una giovane donna di Harrisburg, nel North Carolina. Aveva undici anni quando ci siamo conosciuti. Poco dopo che ci siamo incontrati, mi ha scritto una lettera e da allora ci scambiamo lettere. Liv ha ora sedici anni. Recentemente ho ricevuto da lei una busta spessa. Dentro c'erano una lettera e una pila di cuori di carta ritagliati di diverse dimensioni. Su ogni cuore di carta c'era una citazione, una scrittura o un messaggio ispiratore che Liv disse l'aveva aiutata in questo difficile periodo di pandemia.

Liv ha scritto:

Ai tempi in cui inizialmente tutto è stato chiuso a causa del virus, ho attraversato un periodo difficile. Sentivo molta disperazione e tristezza, e temevo che il mondo, che è già piuttosto malvagio e oscuro, stesse andando da qualche parte anche peggiore. Mi sentivo senza speranza. Ma ho cercato di sottomettermi al Padre celeste. L'ho supplicato di darmi speranza e luce nell'oscurità. Di conseguenza, ho avuto molteplici esperienze spirituali indimenticabili che mi hanno riempito di forza, coraggio e fede. Il mio pozzo di speranza, che era stato svuotato, è stato riempito dall'amore di Dio. . . . Sono molto grata a Dio per avermi dato questo fulgore di speranza.

I messaggi "pieni di cuore" di Liv non sarebbero potuti arrivare in un momento migliore per me. È stato un atto di servizio molto caritatevole.

 

Apprezzo la disponibilità di Liv a "sottomettersi" al Padre celeste. Mosia 3:19 ci ricorda l'importanza di essere "disposti a sottometterci a tutte le cose che il Signore ritiene opportuno infliggere [a noi]". Non sono sicura che il Signore ci abbia necessariamente inflitto il coronavirus, ma so che desidera che ci rivolgiamo volontariamente a Lui per il suo aiuto quando affrontiamo le sfide della vita. Quando ci rivolgiamo al Padre celeste, la nostra fede aumenta, anche in mezzo alle difficoltà della vita. E quando la nostra fede aumenta, aumenta anche il nostro coraggio per affrontare le sfide.

 

La necessità di procedere con fede di fronte alle difficoltà e il modo in cui tale fede accresce il nostro coraggio sono entrambi illustrati nella storia di Caleb nel libro di Numeri dell'Antico Testamento. Dopo la fuga dei figli di Israele dall'Egitto, il Signore comandò a Mosè di selezionare dodici uomini, tra cui Caleb, per “esplorare il paese di Canaan [la terra promessa], che [ Dio aveva promesso di dare] ai figli d’Israele” (Numeri 13:2). “E Mosè li mandò dal deserto di Paran, secondo l’ordine dell’Eterno […] ad esplorare il paese di Canaan, e disse loro: ‘Andate su di qua […], poi salirete sui monti, e vedrete che paese sia, che popolo lo abiti, se forte o debole, se poco o molto numeroso” (versetti 3, 17–18). Mosè ordinò ai dodici uomini di scoprire tutto ciò che potevano su Canaan e ad avere “coraggio, e [portare] dei frutti dal paese” (versetto 20).

Le spie trascorsero quaranta giorni a esplorare il paese. Al loro ritorno, portarono con sé un “grappolo d'uva” così grande che due delle spie dovettero trasportarlo insieme con una stanga (versetto 23). Portarono anche melograni e fichi. “E [poi] andarono a trovare Mosè […] e tutta la comunità dei figli d’Israele […] e riferirono ogni cosa […] e mostrarono loro i frutti del paese” (versetto 26). Con questo raccolto abbondante in mano, dissero a Mosè e alla congregazione che quel paese era “davvero un paese dove scorre il latte e il miele” (versetto 27). Tuttavia, nonostante l'abbondanza che videro, dieci delle spie erano riluttanti a procedere come Dio aveva comandato perché "il popolo che [abitava] il paese [era] potente, le città [erano] fortificate e grandissime” (versetto 28). Queste spie infedeli e timorose avvertirono Mosè e la congregazione di non tentare di impadronirsi di Canaan, anche se Dio aveva loro promesso quella terra. Temevano il popolo — gli Anachiti, che erano considerati giganti — che abitavano lì a per via delle loro dimensioni e della loro forza.

Al contrario, le altre due spie, Caleb e Giosuè, cercarono coraggiosamente e fedelmente di convincere la congregazione ad andare in Canaan, nonostante la grande sfida che ciò avrebbe rappresentato. Caleb disse: “Saliamo pure e conquistiamo il paese” (versetto 30). Cercando di placare i timori del popolo, Caleb e Giosuè dichiararono: “Se l’Eterno ci è favorevole, ci introdurrà in quel paese, e ce lo darà: è un paese dove scorre il latte e il miele” (Numeri 14: 8). Esortarono anche i figli d'Israele a non ribellarsi “all’Eterno, [e a non avere] paura del popolo di quel paese [perché] l’Eterno è con noi; non ne abbiate paura” (versetto 9).

La congregazione si adirò con Caleb e Giosuè e volle lapidarli (vedere il versetto 10). A causa dell'incredulità e del timore della congregazione e delle dieci spie, il Signore dichiarò: “Certo non vedranno [la terra promessa]. Ma il mio servo Caleb, siccome è stato animato da un altro spirito e mi ha seguito appieno, io lo introdurrò nel paese nel quale è andato; e la sua progenie lo possiederà” (versetti 23–24).

 

Sarebbero passati quarantacinque anni prima che Caleb vedesse adempiuta questa promessa, ma rimase fedele e alla fine gli fu data una eredità nella terra promessa di Canaan. A quel punto Caleb sapeva che nel paese c'erano ancora gli Anachiti, i giganti, e che avrebbe avuto bisogno di conquistarli. Ma davanti a questa sfida Caleb dichiarò: “Ora dunque dammi questo monte […] [poiché se] l’Eterno sarà con me, […] io li caccerò come, come disse l’Eterno” (Giosuè 14:12).

Presidente Spencer W. Kimball ha detto:

 

Tramite l’esempio di Caleb possiamo imparare lezioni molto importanti. Così come Caleb ha dovuto lottare per rimanere saldo e fedele per ricevere la sua eredità, così anche noi dobbiamo ricordare che, sebbene il Signore ci ha promesso un posto nel suo regno, dobbiamo sforzarci continuamente, costantemente e fedelmente in modo tale da ricevere la ricompensa…

 

… Ci sono grandi sfide da affrontare, opportunità gigantesche da incontrare. Accolgo quella prospettiva entusiasmante e mi sento di dire al Signore: “ Dammi questa montagna”, dammi queste sfide. [“Give Me This Mountain,” Ensign, November 1979]

 

Ed eccoci qui - nel semestre autunnale del 2020. Un tempo straordinario e difficile in cui ci sono giganti, o almeno un virus simile ad un gigante, nel paese. In alcuni giorni potremmo sentirci un pó disperati, tristi ed impauriti, come si sono sentite le dieci spie. E come successe a loro, potremmo sentirci come se, nonostante l’abbondare dei frutti nella terra di BYU davanti a noi, le sfide siano troppo grandi. Comunque sia, se noi, come Caleb, confidiamo nel Signore potremo accogliere queste sfide con fede, coraggio e persino entusiasmo. Possiamo esclamare “Dammi la montagna della classe di statistica-121” oppure “ la montagna-pandemia” o anche “ la montagna -coinquilino difficile”.

 

Lasciate che suggerisca quattro cose che possiamo fare per sviluppare un coraggio ed una fede simili a quelli di Caleb:

 

Primo. Dobbiamo ricordarci sempre di rivolgerci al Padre Celeste ed essere disposti a sottometterci a Lui. Lui ci ama. Ci aiuterà. Farà crescere la nostra fede e ci riempirà con un fulgore di speranza.

 

Secondo. Ricordare l’importanza di uno studio giornaliero delle scritture, di qualità. “E qualsiasi cosa diranno quando saranno sospinti dallo Spirito Santo sarà Scrittura [...] sarà la voce del Signore ed il  potere di Dio per la salvezza”. (The Church of Jesus Christ of Latter-day Saints Gospel Topics page, “Scriptures,

https://www.churchofjesuschrist.org/study/scriptures/dc-testament/dc/68.4?lang=ita#p4)      

Attraverso le scritture possiamo imparare da esempi come la fedeltà di Caleb.

 

Terzo. Cercate opportunità di servizio. Una parola o un gesto gentile, una lettera piena di cuoricini di carta, possono non solo dare sollievo a chi li riceve ma anche essere un balsamo per chi li dona. 

 

Quarto. Non aver paura di condividere esperienze sia difficili sia straordinarie con gli altri. Possono ispirarvi ed incoraggiarvi e spesso scoprirete di poter incoraggiare ed ispirare gli altri.

 

Ho grande fede in voi. Ancora più importante: Dio ha grande fede in voi. Non siete qui a caso. Avete già compiuto molto durante le vostre giovani vite. Ma potete fare di più - molto di più- se affronterete le difficoltà con la fede, il coraggio e l’ottimismo di Caleb. Che possiate farlo è la mia preghiera nel nome di Gesù Cristo, Amen.

Jonathan Calvagna
Ivan Sapio
Alessandra Grangagnolo.jpeg

This speech has ben translated by 
Ivan Sapio & Alessandra Grancagnolo