"IL CARATTERE DI CRISTO"

Anziano David A. Bednar

Tenuto alla Brigham Young University-Idaho il 25 Gennaio, 2003

Buongiorno, fratelli e sorelle. Sono felicissimo di essere qui con voi. Prego che lo Spirito Santo sia con me e con voi mentre stiamo insieme e discutiamo di un aspetto importante della vita e del ministero del Signore Gesù Cristo.
 
Lo scorso Settembre ho partecipato ad un addestramento di area a Twin Falls, Idaho. Anziano Neal A. Maxwell ha presieduto all’addestramento, e il venerdì sera ed il sabato mattina lui, la Presidenza di Area dell'Idaho e altre autorità generali della chiesa hanno istruito un gruppo di circa un centinaio di presidenti di palo. È stato un momento memorabile e significativo di arricchimento spirituale, edificazione e apprendimento. 
 
Durante il corso del suo insegnamento e testimonianza, anziano Maxwell ha fatto una dichiarazione che mi ha colpito profondamente ed è stata il recente focus dei miei studi, riflessioni e meditazioni. Ha detto: “Non ci sarebbe stata Espiazione se non fosse stato per il carattere di Cristo”. Dal momento in cui ho sentito questa semplice e penetrante dichiarazione, ho cercato di imparare di più e di capire meglio la parola “carattere”. Ho anche riflettuto sulla relazione tra il carattere di Cristo e l’espiazione - e ciò che quella relazione implica per ciascuno di noi come discepoli. Questa mattina spero di condividere con voi alcuni degli apprendimenti che mi sono venuti alla mente e al cuore nel tentare di apprezzare questo insegnamento di anziano Maxwell.
 
Che cos’è il Carattere?
Ritornato a casa dall’addestramento di Twin Falls, la prima domanda a cui ho cercato di rispondere è stata “Che cos’è il carattere?” Il dizionario inglese di Oxford indica che molti degli usi della parola carattere si riferiscono a simboli grafici, stampa, incisione e scrittura. Gli usi che ho trovato comunque più rilevanti si riferiscono a “... la somma delle qualità morali e mentali che distinguono un individuo o una razza; costituzione morale e mentale; qualità morali fortemente sviluppate o mostrate in modo sorprendente” (Oxford English Dictionary Online, University Press 2003, Seconda Edizione, 1989). Interessante, quando cerchiamo la parola “carattere” nella guida alle scritture, scopriamo che è un riferimento incrociato con gli argomenti di onestà, onore e integrità. 
Brigham Young enfatizzò il significato del carattere del Salvatore quando insegnò e testimoniò della veridicità della Santa Bibbia: 
 
. . . la Bibbia è vera. Potrebbe non essere stata tradotta tutta correttamente, e molte cose preziose potrebbero essere state omesse nella trascrizione e traduzione della Bibbia; ma capiamo dagli scritti di uno degli Apostoli, che se tutto quello che ha detto e fatto il Salvatore fosse stato scritto, il mondo intero non avrebbe potuto contenerlo. Io dirò che il mondo non avrebbe potuto capirlo. Non capiscono ciò che è stato scritto, nè il carattere del Salvatore, come delineato nelle Scritture; eppure è una delle cose più semplici del mondo, e la Bibbia, quando viene compresa, è uno dei libri più semplici del mondo, per quanto è tradotta correttamente, non è altro che verità, e nella verità non c’è mistero salvo che per gli ignoranti. Le rivelazioni del Signore alle Sue creature sono adattate alle più basse capacità, e portano vita e salvezza a tutti quelli desiderosi di riceverle. (Discorso di Brigham Young, p. 124 enfasi aggiunta)
 
Brigham Young insegnò inoltre che la fede deve essere focalizzata sul carattere di Gesù, la Sua Espiazione e il piano di salvezza del Padre: 
 
. . . Mi prenderò la libertà di dire a ogni uomo e donna che desidera ottenere la salvezza attraverso di Lui (il Salvatore) che guardare a Lui, soltanto, non è abbastanza: deve avere fede nel Suo nome, carattere ed espiazione; e deve avere fede nel Padre e nel piano di salvezza ideato ed esposto dal Padre ed il Figlio. A cosa condurrà questa fede? Condurrà all’ obbedienza dei requisiti del Vangelo; e le poche parole che posso portare ai miei fratelli e sorelle ed amici questo pomeriggio avranno l’obiettivo di condurli a Dio. (Rivista dei Discorsi Vol.13, p. 56, Brigham Young, Luglio 18, 1869, enfasi aggiunta)
 
Il Carattere del Signore Gesù Cristo
In un messaggio intitolato "Oh quanto grande il piano del nostro Dio" dato agli educatori religiosi del CES nel Febbraio del 1995 (p. 5), Anziano Maxwell collega specificamente il carattere di Cristo all’infinito ed eterno sacrificio espiatorio:
 
Il carattere di Gesù necessariamente sottoscrisse la Sua notevole espiazione. Senza il sublime carattere di Cristo non ci sarebbe stata una sublime espiazione! Il Suo carattere è tale che [ha sofferto] tentazioni di ogni specie (Alma 7:11), eppure Egli non "prestò attenzione" a nessuna tentazione (Dottrina e Alleanze 20:22).
Qualcuno ha detto che solo quelli che resistono alla tentazione ne capisco veramente il potere. Poiché Gesù le resistette perfettamente, capì la tentazione perfettamente, quindi Egli ci può aiutare. Il fatto che Egli respinse le tentazioni e non prestò loro attenzione, rivela il Suo meraviglioso carattere, che dobbiamo emulare (vedi Dottrina e Alleanze 20:22; 3 Nefi 12:48; 27:27).
Forse il più grande indicatore del carattere è la capacità di riconoscere e rispondere appropriatamente a coloro che stanno affrontando la stessa sfida o avversità che sta schiacciando noi, ora e con forza. Il carattere si rivela, per esempio, nel potere di discernere la sofferenza di altri quando anche noi stiamo soffrendo; nell'abilità di notare la fame altrui quando siamo affamati; e il potere di offrire ed estendere compassione per l’agonia spirituale degli altri quando siamo nel bel mezzo della nostra personale agonia spirituale. Perciò, il carattere si dimostra guardando e cercando all'infuori di sé quando la risposta naturale ed istintiva è essere egocentrici e guardare a se stessi. Se tale capacità è davvero il criterio ultimo del carattere morale, allora il Salvatore del mondo è il perfetto esempio di un carattere così coerente e caritatevole. 
 
Esempi del carattere di Cristo nel Nuovo Testamento 
 
Il Nuovo Testamento è pieno di esempi "sorprendentemente evidenti" del carattere del Salvatore. Siamo tutti ben consapevoli che dopo il Suo battesimo da parte di Giovanni Battista e come preparazione per il Suo pubblico ministero, il Salvatore digiunò quaranta giorni. Fu tentato dall’avversario ad usare impropriamente il Suo potere superno per soddisfare i desideri fisici comandando alle pietre di diventare pane, ad ottenere riconoscimento gettandosi giù dal pinnacolo del tempio, e ad ottenere ricchezza, potere e prestigio se si fosse prostrato e avesse adorato il tentatore (vedi Matteo 4:1-9). È interessante notare che la sfida generale e fondamentale posta al Salvatore in ciascuna delle tre tentazioni è contenuta nella dichiarazione di scherno, “Se tu sei figliuol di Dio”. la strategia di Satana, in sostanza, era sfidare il Figlio di Dio a dimostrare impropriamente i Suoi poteri dati da Dio, di sacrificare la mansuetudine e la modestia, e quindi tradire chi Egli era. Così, Satana tentò ripetutamente di attaccare la comprensione di Gesù in merito a chi era e al Suo rapporto con Suo Padre. Gesù fu vittorioso nell'accogliere e vincere sulla strategia di Satana.
 
Sospetto che il Salvatore potesse essere almeno parzialmente provato fisicamente dopo quaranta giorni di digiuno - e in qualche modo spiritualmente esausto dopo il Suo incontro con l’avversario. Con queste informazioni nella mente, per favore aprite ora con me Matteo 4, e insieme leggiamo il versetto 11: “Allora il diavolo lo lasciò; ed ecco degli angeli vennero a lui e lo servivano”.
 
Questo versetto nella versione del Re Giacomo del Nuovo Testamento indica chiaramente che gli angeli vennero e servirono il Salvatore dopo che il diavolo ne se fu andato. E, senza dubbio, Gesù ne avrà tratto beneficio e sarà stato benedetto da tale servizio celeste in un momento di bisogno fisico e spirituale. 
 
Ad ogni modo, nella traduzione di Joseph Smith di Matteo 4:11 viene fornita un'osservazione degna di nota sul carattere di Cristo. Per favore notate le importanti differenze nel versetto 11 tra la versione di Re Giacomo e la traduzione di Joseph Smith: "Allora il diavolo lo lasciò, e ora Gesù seppe che Giovanni era stato gettato in prigione, e gli mandò gli angeli, ed ecco vennero a lui e lo servivano (Giovanni)."
 
È interessante notare che le aggiunte in JST cambiano completamente la nostra comprensione di questo evento. Gli angeli non andarono a servire il Salvatore; ma anzi il Salvatore, nella Sua condizione di malessere mentale,spirituale e fisico, mandò gli angeli ad aiutare Giovanni. Fratelli e sorelle, è importante che riconosciamo che Gesù nel mezzo delle Sue proprie sfide riconobbe e rispose adeguatamente a Giovanni - che stava vivendo una sfida simile ma meno difficile di quella del Salvatore. Quindi, il carattere di Cristo si manifestava mentre si protendeva all'infuori di sé ed aiutava coloro che soffrivano -  anche quando Egli stesso era tormentato e angosciato. 
 
Nel Cenacolo, la notte dell'ultima cena, la stessa durante la quale avrebbe sperimentato la più grande sofferenza mai accaduta in tutti i mondi da Lui creati, Cristo parlò del Consolatore e della pace:

Queste cose v’ho detto, stando ancora con voi;
ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi rammenterà tutto quello che v’ho detto.

Io vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti. (Giovanni 14:25-27)

Ancora una volta il carattere fondamentale di Cristo si rivela magnificamente in questo tenero episodio. Riconoscendo che Egli stesso stava per sperimentare intensamente e personalmente l'assenza sia di conforto che di pace, e in un momento in cui il suo cuore era forse turbato e spaventato, il Maestro guardò all'infuori di se e offrì agli altri le stesse benedizioni che avrebbero potuto rafforzarLo e, invero, L’avrebbero rafforzato.

Nella grande preghiera di intercessione, offerta subito prima che Gesù uscisse con i Suoi discepoli oltre il torrente Cedron fino all'orto del Getsemani, il Maestro pregò per i Suoi discepoli e per tutti:

. . . che credono in me per mezzo della loro parola;

Che siano tutti uno; che come tu, o Padre, sei in me. . .

. . . acciocché siano perfetti nell’unità, e affinché il mondo conosca che tu m’hai mandato, e che li ami come hai amato me.

Ed io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere, affinché l’amore del quale tu m’hai amato sia in loro, ed io in loro. (Giovanni 17:20, 21, 23, 26)

Mi ritrovo a porre ripetutamente le seguenti domande mentre rifletto su questo e altri eventi che furono così prossimi alla sofferenza del Salvatore nel giardino e al Suo tradimento: Come poté pregare per il benessere e l'unità altrui immediatamente prima della Sua stessa angoscia? Cosa gli permise di cercare conforto e pace per coloro il cui bisogno era molto minore del Suo? Mentre la natura decaduta del mondo che Egli aveva creato premeva su di Lui, come poté concentrarsi in modo così totale ed esclusivo sulle condizioni e le preoccupazioni degli altri? In che modo il Maestro fu in grado di guardare all'infuori di sé, quando un essere inferiore si sarebbe chiuso in se stesso? La dichiarazione dell'anziano Maxwell che ho citato prima fornisce la risposta a ciascuna di queste potenti domande:
 
Il carattere di Gesù garantì necessariamente la Sua straordinaria Espiazione. Senza il carattere sublime di Gesù non ci sarebbe stata alcuna sublime Espiazione! Il Suo carattere è tale che Egli “[soffrì] tentazioni di ogni specie” (Alma 7:11), eppure non “prestò attenzione” alle tentazioni (Dottrina e Alleanze 20:22). ("O quanto è grande il piano del nostro Dio", messaggio pronunciato agli educatori religiosi del CES nel febbraio 1995, p. 5)
Gesù, che soffrì di più, ha più compassione per tutti noi che soffriamo tanto meno. Infatti, la profondità della sofferenza e della compassione è intimamente legata alla profondità dell'amore sentito da chi lo ministra. Considerate la scena in cui Gesù emerse dalla Sua terribile sofferenza nel Giardino del Getsemani. Avendo appena sudato grandi gocce di sangue da ogni poro come parte dell'Espiazione infinita ed eterna, il Redentore incontrò una moltitudine:

Mentre parlava ancora, ecco una turba; e colui che si chiamava Giuda, uno dei dodici, la precedeva, e si accostò a Gesù per baciarlo.

Ma Gesù gli disse: Giuda, tradisci tu il Figliuol dell’uomo con un bacio?

E quelli ch’eran con lui, vedendo quel che stava per succedere, dissero: Signore, percoterem noi con la spada?

E uno di loro percosse il servitore del sommo sacerdote, e gli tagliò l’orecchio destro. (Luca 22:47-50)

Data la grandezza e l'intensità dell'agonia di Gesù, forse sarebbe stato comprensibile se Egli non avesse notato e prestato attenzione all'orecchio mozzato della guardia. Ma il carattere del Salvatore mise in moto una compassione perfetta. Notate la Sua risposta alla guardia, come descritto nel versetto 51: “Ma Gesù rivolse loro la parola e disse: Lasciate, basta! E toccato l’orecchio di colui, lo guarì.” (Luca 22:51).

Per quanto individualmente degno di nota, come ciascuno degli eventi precedenti, credo che sia la coerenza del carattere del Signore nell'arco di più episodi ad essere, in definitiva, la cosa più istruttiva e stimolante. Oltre agli avvenimenti che abbiamo esaminato fin'ora, ricordate come il Salvatore, mentre soffriva tale agonia sulla croce, istruì l'apostolo Giovanni sulla cura della propria madre, Maria (Giovanni 19:26-27). Considerate come, mentre il Signore veniva portato al Calvario e iniziò la terribile agonia della crocifissione, pregò il Padre a favore dei soldati di “... perdona[re] loro, perché non sanno quello che fanno.” (Luca 23: 34). Ricordate anche che in mezzo a un atroce dolore spirituale e fisico, il Salvatore offrì speranza e rassicurazione a uno dei ladroni sulla croce: “Oggi tu sarai con me in paradiso.” (Luca 23:43). Durante tutto il Suo ministero terreno, e specialmente durante gli eventi che hanno preceduto e compreso il sacrificio espiatorio, il Salvatore del mondo guardò all'infuori di se, quando l'uomo o la donna naturale in ognuno di noi sarebbe stato egocentrico e concentrato su se stesso.
 
Sviluppare un carattere Cristiano
 
Nella mortalità possiamo cercare di essere benedetti e sviluppare gli elementi essenziali di un carattere cristiano. In effetti, è possibile per noi, in quanto mortali, sforzarci di essere retti in modo da ricevere i doni spirituali connessi alla capacità di protenderci all’infuori di noi stessi e rispondere adeguatamente a tutti quelli che stanno affrontando la stessa nostra sfida o avversità abbattutasi su di noi improvvisamente e con grande impeto. Non possiamo ottenere una tale capacità attraverso la pura forza di volontà o la determinazione personale. Piuttosto, dipendiamo e abbiamo bisogno dei «meriti e la misericordia e la grazia del Santo Messia» (2 Nefi 2:8). Ma anche di ricevere «linea su linea, precetto su precetto» (2 Nefi 28:30) e «nel processo del tempo» (Mosè 7:21), in questo modo siamo in grado di protenderci all'infuori di noi stessi quando la tendenza naturale è per tutti noi di volgerci verso noi stessi.
 
È interessante per me che uno degli elementi centrali della parola carattere (character in inglese) sia creato dalle lettere A, C e T. Come abbiamo già visto negli esempi del carattere di Cristo del Nuovo Testamento, la natura e la coerenza di come uno agisce (acts in inglese) rivela in modo potente il suo vero carattere (character). Nel caso di Cristo, è descritto come uno «... che andava attorno facendo del bene» (Atti 10:38). Permettetemi ora di condividere brevemente con voi due indimenticabili esperienze del mio servizio come presidente di palo che mettono in luce la relazione tra le nostre azioni e un carattere (character) cristiano.
 
Una mattina presto d'estate mi stavo facendo la doccia. Mia moglie mi chiamò nel bel mezzo della doccia e mi disse che c'era subito bisogno di me al telefono. (Accadde prima dell’era dei telefoni cellulari e senza fili). Mi misi velocemente l’accappatoio e corsi al telefono. Sentii subito la voce di una cara sorella e amica che mi informava di un tragico incidente d’auto appena avvenuto in una zona remota che aveva coinvolto tre giovani donne del nostro palo. La nostra amica mi informò che una delle giovani donne era già stata dichiarata morta sulla scena dell'incidente e che le altre due giovani donne erano rimaste gravemente ferite e che in quel momento le stavano trasportando al centro medico regionale di Fayetteville. Riferì che l'identità della giovane donna deceduta non era ancora nota. C'era urgenza nella sua voce, ma non c'era un eccessivo panico o allarme. Poi mi chiese se potevo andare in ospedale, aspettare l'ambulanza in arrivo e aiutare a identificare le giovani donne. Risposi che sarei andato subito.
 
Nel corso della nostra conversazione telefonica, mentre ascoltavo sia le informazioni che mi venivano trasmesse sia la voce della nostra amica, mi accorsi gradualmente di due cose importanti. Innanzitutto, la figlia di questa amica era una delle giovani donne coinvolte nell'incidente. La nostra amica viveva a circa 57 km dall'ospedale e quindi aveva bisogno dell'assistenza di qualcuno che abitasse più vicino alla città. In secondo luogo, scoprii che la madre stava usando contemporaneamente due telefoni, uno in ciascuna mano premuto su ciascuna delle orecchie. Mi accorsi che mentre stava parlando con me, ascoltava anche l’infermiera del piccolo ospedale rurale che aveva inizialmente assistito le tre vittime dell'incidente. La nostra amica stava ricevendo informazioni aggiornate sulla condizione delle giovani donne nel momento stesso in cui mi informava dell'incidente e chiedeva il mio aiuto. Poi sentii una delle cose più straordinarie che abbia mai sentito in vita mia.
 
Sentii vagamente l'infermiera dire a questa fedele madre e amica che la giovane donna dichiarata morta sul luogo dell'incidente era stata identificata come sua figlia. Non potevo credere a quello che stavo sentendo. Stavo ascoltando questa brava donna nel momento stesso in cui apprese la notizia della morte della sua adorata figlia. Senza esitazione, e con voce calma e molto cauta, la nostra amica disse: "Presidente Bednar, dobbiamo metterci in contatto con le altre due madri. Dobbiamo far loro sapere il più possibile sulla condizione delle loro figlie e che presto saranno all'ospedale di Fayetteville". Non c'era autocommiserazione; non c'era egocentrismo; non c'era volgersi verso se stessa. Il carattere cristiano di questa donna devota si manifestava nel suo immediato e quasi istintivo volgersi all'infuori di sé per provvedere ai bisogni di altre madri sofferenti. Fu un momento e una lezione che non ho mai dimenticato. In un momento di estremo dolore, questa cara amica si è protesa all'infuori di sé quando probabilmente io stesso mi sarei rivolto verso me stesso.
 
Poi mi recai in ospedale con una preoccupazione nel cuore per il benessere delle altre due bellissime giovani donne che erano state coinvolte nell'incidente. Non mi rendevo conto che le lezioni che avrei imparato sul carattere cristiano - lezioni insegnate da discepoli apparentemente ordinari - erano appena iniziate.
 
Arrivai in ospedale ed andai subito al pronto soccorso. Dopo aver chiaramente spiegato chi fossi e la mia relazione con le vittime, fui inviato in due diverse aree di trattamento per identificare le giovani donne ferite. Era ovvio che le ferite erano gravi e le ragazze erano in pericolo di vita. E i bei volti e i tratti fisici di queste giovani donne erano stati gravemente rovinati. Dopo un periodo di tempo relativamente breve, le due giovani donne rimaste morirono. Tutte e tre queste giovani donne virtuose, adorabili e avvincenti - che sembravano avere così tanta vita davanti a sé - all'improvviso erano tornate a casa dal loro Padre Eterno. La mia attenzione e l'attenzione delle rispettive famiglie si era ora spostata sull'organizzazione dei funerali.
 
Circa un giorno dopo, nel bel mezzo della pianificazione del programma e dell'organizzazione dei dettagli per i tre funerali, ricevetti una telefonata dalla presidentessa della Società di Soccorso del mio rione di origine. Sua figlia era stata una delle vittime dell'incidente e io e lei avevamo parlato più volte dei suoi desideri per il programma funebre. Questa donna fedele era una madre single che stava crescendo una sola figlia, la figlia adolescente. Ero particolarmente vicino a questa donna e a sua figlia, avendo servito sia come loro vescovo che come loro presidente di palo. Dopo aver esaminato e messo a punto diversi dettagli per il funerale di sua figlia, questa brava sorella mi disse: "Presidente, sono sicura che è stato difficile per lei vedere mia figlia al pronto soccorso l'altro giorno. Era gravemente ferita e sfigurata. Come sa, al funerale la bara sarà chiusa. Sono appena tornata dall'impresa di pompe funebri ed hanno aiutato mia figlia a tornare bella come sempre. Mi stavo chiedendo . . . perché non fissiamo un orario in cui possiamo incontrarci all'obitorio e può darle un'ultima occhiata prima che venga sepolta? Così i suoi ultimi ricordi di mia figlia non saranno le immagini che ha visto al pronto soccorso l'altro giorno." Ascoltai e mi meravigliai della compassione e della premura che questa sorella aveva per me. La sua unica figlia era appena stata tragicamente uccisa, ma era preoccupata per i ricordi potenzialmente difficili che avrei potuto dare alla mia esperienza al pronto soccorso. In questa brava donna non rilevai autocommiserazione e nessun rivolgimento verso se stessa. Pena, certamente. Tristezza, assolutamente. Tuttavia, si protese all'infuori di sé quando molti o forse la maggior parte di noi si sarebbero rivolti verso se stessi con dolore e afflizione.
 
Permettetemi di descrivere un ultimo episodio relativo a queste tre tragiche morti. Il giorno del funerale di sua figlia, la presidentessa della Società di Soccorso del mio rione ricevette una telefonata da una sorella irritata. La sorella si lamentava di avere il raffreddore e non si sentiva bene, e in pratica rimproverò la presidentessa della Società di Soccorso per non essere stata abbastanza premurosa o compassionevole da organizzare la consegna dei pasti a casa sua. Poche ore prima del funerale della sua unica figlia, questa straordinaria presidentessa della Società di Soccorso preparò e consegnò un pasto alla mormorante sorella.
 
Parliamo appropriatamente e giustamente con riverenza e ammirazione dei giovani che hanno sacrificato la loro vita per salvare i pionieri dei carretti a mano bloccati nella neve e di altri forti uomini e donne che hanno ripetutamente dato tutto per stabilire la Chiesa nei primi giorni della Restaurazione. Parlo con uguale riverenza e ammirazione di queste due donne, donne di fede, di carattere e di conversione, che mi hanno insegnato così tanto e che istintivamente si sono rivolte all'infuori di sé quando la maggior parte di noi si sarebbe rivolta verso di sé. Apprezzo molto i loro esempi silenziosi e possenti.
 
Ho citato in precedenza nelle mie osservazioni che le lettere A, C e T formano una componente centrale nella parola carattere (character in inglese). Degna di nota è anche la somiglianza tra le parole carattere (character) e carità (charity), poiché entrambe le parole contengono le lettere C, H, A e R. Etimologicamente non c'è relazione tra queste due parole. Tuttavia, credo che ci siano diverse connessioni concettuali che è importante per noi considerare e ponderare.
 
Permettetemi di suggerire che voi ed io dobbiamo pregare, desiderare, sforzarci e lavorare per coltivare un carattere simile a Cristo se speriamo di ricevere il dono spirituale della carità: il puro amore di Cristo. La carità non è un tratto o una caratteristica che acquisiamo esclusivamente attraverso la nostra intenzionale perseveranza e determinazione. Dobbiamo davvero onorare le nostre alleanze e vivere degnamente e fare tutto ciò che possiamo per qualificarci per questo dono; ma alla fine è il dono della carità che ci possiede, non lo possediamo noi (vedere Moroni 7:47). Il Signore determina se e quando riceviamo tutti i doni spirituali, ma dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per desiderare e volere, invitare e qualificarci per tali doni. Man mano che agiamo (act) in modo sempre più simile al carattere (character) di Cristo, allora forse dichiariamo al cielo in modo più potente il nostro desiderio di avere il celestiale dono spirituale della carità (charity). E chiaramente saremo benedetti con questo dono meraviglioso mentre ci rivolgiamo sempre più all’infuori di noi quando invece l'uomo o la donna naturale in noi si rivolgerebbe tipicamente verso se stesso/a.
 
Concludo ora tornando al punto da cui ho iniziato: la dichiarazione dell'anziano Maxwell in quella sessione speciale di addestramento lo scorso settembre: "Non ci sarebbe stata alcuna espiazione se non per il carattere di Cristo". Fu il profeta Joseph Smith a dichiarare che «è il primo principio del Vangelo conoscere con certezza il carattere di Dio» (Insegnamenti del profeta Joseph Smith, p. 345). Il Nuovo Testamento è una ricca risorsa per conoscere e accrescere il nostro apprezzamento per il carattere, la vita e l'esempio del Salvatore. La mia preghiera per ciascuno di noi è che attraverso lo studio di questo sacro volume di scritture verremo più pienamente a Lui; diventiamo più completamente simili a Lui; e Lo veneriamo, Lo riveriamo e Lo adoriamo più ferventemente.

 
In qualità di testimone, condivido la mia testimonianza. So, attesto e testimonio che Gesù è il Cristo, l'Unigenito Figlio del Padre Eterno. So che Egli vive. E attesto che il Suo carattere Ha reso le opportunità dell'immortalità e della vita eterna possibili per noi. Prego che possiamo tendere all'infuori di noi stessi quando la tendenza naturale è di volgerci verso noi stessi, prego nel nome di Gesù Cristo, Amen.

NOTES:

 

[1] Russell M. Nelson, “Opening Remarks,” Ensign, Nov. 2018.
[2] Joseph Fielding Smith, Sermons and Writings of Joseph Fielding Smith, 513.
[3] Doctrine and Covenants 137:1–4.
[4] David A. Bednar, “Repeat Over Again . . . the Same Things as Before,” BYUI devotional, Jan. 26, 2016.
[5] Boyd K. Packer, “The Light of Christ,” Ensign, May 2005.
[6] General Handbook: Serving in The Church of Jesus Christ of Latter-day Saints, 2021.
[7] L. Tom Perry, “The Sabbath and the Sacrament,” Ensign, May 2011.
[8] Russell M. Nelson, “How Do You #HearHim? A Special Invitation,” Feb. 2020.
[9] Russell M. Nelson, “What We Are Learning and Will Never Forget,” Liahona, May 2021.
[10] Dallin H. Oaks, “How I Hear Him,” Invitation from the Prophet: Hear Him, Apr. 15, 2021.
[11] Russell M. Nelson, “COVID-19 and Temples,” Liahona, May 2021.
[12] M. Russell Ballard, “How Is It with Us?” Ensign, May 2000.
[13] Chi Hong (Sam) Wong, “The 22 Stones,” BYUI devotional, Apr. 27, 2021.

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Questo discorso è stato tradotto 
da
Alessandra De Martino, Ilaria Silli e Alessia Pisanello