La Luce del Perdono

STEVEN M. SANDBERG
Assistente del presidente della BYU
10 marzo 2020 • Devozionale

 

So che Gesù Cristo è la luce che rende possibile il perdono e che perdonandoci l'un l'altro e noi stessi, sentiremo il Suo amore e sperimenteremo in questa vita e ancor più pienamente nel mondo eterno a venire la Sua luce.

Lo scorso dicembre, poche settimane prima di Natale, vidi un'immagine dell'artista Santo degli Ultimi Giorni J. Kirk Richards intitolata Un Dono di Perdono. Adoro la combinazione di questa immagine e il suo titolo, e la mia preghiera oggi è che lo Spirito Santo trasmetta ai vostri cuori e alle vostre menti la bella e personale dottrina del perdono e la fonte eterna di tale verità e luce - il nostro Salvatore, Gesù Cristo.

 

Le Scritture fanno distinzione tra due tipi di perdono: il perdono dei nostri peccati da parte di Dio e il perdono che ognuno di noi offre all'altro. Oggi voglio concentrarmi principalmente su quel secondo tipo di perdono, il perdono che noi, come esseri umani deboli e imperfetti, possiamo offrire. Vorrei iniziare con due esempi di persone che hanno scelto di perdonare qualcuno che ha influenzato drasticamente la loro vita.

Victoria Ruvolo e Chris Williams

Victoria Ruvolo stava tornando a casa nel novembre del 2004 da un concerto in cui sua nipote si era esibita. Mentre si avvicinava a casa sua, il suo parabrezza fu improvvisamente fracassato da un tacchino congelato di 10 kg, che era stato lanciato da un'auto che viaggiava nella direzione opposta sulla strada a due corsie. Il tacchino farntumò il parabrezza e piegò il volante prima di "schiacciarle le ossa delle guance e della mascella, fratturandole l'incavo dell'occhio sinistro, rompendole l’esofago e lasciandola con un trauma cerebrale."1 Il suo amico che sedeva sul sedile del passeggero riuscì a fermare la macchina e le sostenne la testa fino all'arrivo dell'ambulanza. Victoria si svegliò se non settimane dopo, in un ospedale di riabilitazione.

 

Lei apprese che "il suo aggressore era Ryan Cushing, una matricola di 18 anni del college."2 Dato che Ryan affrontava una potenziale condanna a venticinque anni di prigione,3 Victoria decise di contattare l'avvocato di Ryan per trovare un modo per avere una sentenza più indulgente. Victoria disse:

 

Il giorno che andammo in tribunale,. . . [Ryan] entrò con la testa china e sembrava così arrabbiato con se stesso. Quando lo vidi lì, il mio cuore provò empatia per lui. A me sembrava un'anima perduta.

 

Una volta terminato il caso e giunto il momento per lui di uscire, iniziò a dirigersi verso dove ero seduta e ogni ufficiale di tribunale era pronto a saltargli addosso. Non avevano idea del perché stesse venendo verso di me, ma mentre si avvicinava a dove sedevo e si trovava di fronte a me, vidi che tutto ciò che stava facendo era piangere, piangere copiosamente. Mi guardò e disse: “Non avrei mai voluto che ciò accadesse a te. Ho pregato per te ogni giorno. Sono così felice che tu stia bene." . . . Tutto quello che potevo fare era prenderlo e coccolarlo come un bambino e dirgli: “Fai solo qualcosa di buono nella tua vita. Prendi questa esperienza e fai qualcosa di buono nella tua vita.”4

 

Dopo la liberazione di Ryan per aver scontato sei mesi di carcere, lui insegnò agli scolari l'empatia e il perdono. Zia Vicky - come Victoria era nota alla sua famiglia - estese il suo amore a Ryan, il suo aggressore, in modo simile a quello che condivideva con le sue nipoti e i suoi nipoti.5 Vedo nell'immagine di Kirk Richards la luce del perdono di Zia Vicky che comincia a penetrare nella fitta foschia attorno a Ryan.

 

Victoria in seguito disse: "Alcune persone non sono riuscite a capire perché l’abbia fatto, ma ho sentito che Dio mi aveva dato una seconda possibilità e volevo trasmetterlo".6

 

Nel frattempo, si stava creando un'altra connessione. Nell'ottobre 2005, il presidente Gordon B. Hinckley ha tenuto un sermone magistrale sul perdono. Raccontò l'esperienza di Victoria Ruvolo.7 Una delle persone che ascoltava quel giorno era Chris Williams. Chris in seguito disse:

 

Mi sono seduto lì in quella conferenza e mi sono posto la domanda: “Sarei capace di fare lo stesso? . . .’’ E non lo sapevo. . . . È stato un esercizio incredibilmente potente da fare, “perdonare-per primo” [fore-give] le persone, andare avanti nella vita con quel tipo di atteggiamento.8

 

Questo è nella lingua inglese “essere-per-primo” [be-fore]. Chiederci: "È qualcosa che potrei fare?" e decidere che è qualcosa che vogliamo essere in grado di fare ci prepara a essere in grado di perdonare meglio gli altri.

 

Neanche un anno e mezzo dopo, un guidatore di diciassette anni ubriaco si è schiantato contro la macchina che Chris stava guidando, uccidendo la moglie di Chris, Michelle, il loro bambino non ancora nato, e due dei loro altri figli, Ben e Anna. Eppure in qualche modo, nel suo estremo dolore e shock, Chris, mentre era ancora seduto nella sua macchina schiacciata, sapeva che doveva lasciarsi andare e perdonare questo sconosciuto guidatore dell'altra macchina.

 

Chris in seguito venne a sapere che l'autista era Cameron White. Chris si è incontrato con Cameron in una struttura di detenzione minorile, e Chris e Cameron hanno parlato di come la morte dei membri della famiglia di Chris avesse colpito Chris e il resto della sua famiglia.

 

Cameron . . guardò direttamente negli occhi di [Chris] e chiese: "Dopo tutto quello che ho fatto alla tua famiglia, come hai potuto perdonarmi?"

 

[Chris] si sporse in avanti e disse: "Se c'è qualcosa che mi hai visto fare, o che mi hai sentito dire, o che hai letto su di me riguardo al perdono, dovresti sapere che è stato solo il Salvatore a operare attraverso di me".9

 

Chris Williams offrì anche a Cameron White questo dono divino di perdono e identificò la vera fonte della sua luce, Gesù Cristo. La luce di Cristo ha aiutato a guarire sia Chris che Cameron.

 

La famiglia di Chris e la famiglia di Cameron sono legate insieme in amore e continuano a rimanere in contatto. Cameron si è sposato nel 2012 e ha due bellissime figlie. Cameron l'ha lasciato andare; si sta perdonando ogni giorno ed è fiorente.

 

I Resoconti della Prima Visione di Joseph Smith

L'ultima conferenza generale, il presidente Russell M. Nelson, ha concluso le sessioni con questo messaggio:

Pertanto, l’anno 2020 sarà designato come anno bicentenario. La conferenza generale del prossimo aprile sarà diversa da qualunque altra conferenza. Nel corso dei prossimi sei mesi, mi auguro che ogni membro e ogni famiglia si preparerà per una conferenza unica che commemorerà i fondamenti stessi del vangelo restaurato.

Forse potreste iniziare la vostra preparazione leggendo di nuovo il resoconto di Joseph Smith della Prima Visione riportato in Perla di Gran Prezzo.

Un podcast di Joseph Smith Papers sulla Prima Visione mi ha aiutato a capire meglio le basi del vangelo restaurato. Nel quinto episodio, il direttore del podcast condivide un aspetto del racconto del 1832 sulla teofania di Joseph, l'unico racconto di prima mano esistente che Joseph Smith scrisse invece di dettare a qualcun altro:
 

[Nel racconto, Joseph] scrisse di aver visto "una colonna di fuoco". Ma si ferma lì per un momento, non sappiamo per quanto tempo, ma sappiamo guardando la calligrafia e l'inchiostro che si è fermato proprio in quel momento. E prima di continuare, cancellò la parola fuoco e inserì la parola luce. La frase finita quindi recitava: "Una colonna di luce più brillante del sole a mezzogiorno scese dall'alto e stette su di me." Sostituì il fuoco con la luce. Ed è solo leggendo il manoscritto che possiamo scoprire questo momento in cui Joseph ha faticato a sapere quale parola usare per descrivere la luce che discendeva dal cielo.11

In tre successivi racconti della Prima Visione, Joseph descrisse quell'esperienza come "una colonna di fuoco" e una "colonna di fiamma". Egli disse:

 

Una colonna di fuoco apparve sopra la mia testa. Si posò subito su di me e mi riempì di gioia indescrivibile. Un personaggio apparve in mezzo a questa colonna di fuoco, che era diffusa tutt'intorno, eppure non consumava nulla

 

Lo ha anche descritto come "una colonna di luce" (questo resoconto vi è probabilmente più familiare):

 

Vidi esattamente sopra la mia testa una colonna di luce, più brillante del sole, che discese gradualmente fino a che cadde su di me.13

 

E lo ha descritto come "una luce brillante":
 

Fui rapito in una visione celeste e vidi due personaggi gloriosi che si assomigliavano esattamente per aspetto e portamento, circondati da una luce brillante che eclissava il sole a mezzogiorno.14

Due dei temi ricorrenti dei racconti della Prima Visione sono la luce che Joseph vide e il suo desiderio di essere perdonato dei propri peccati.15 Come ha osservato un fedele studioso del Vangelo, “Joseph entrò nel bosco non aspettandosi di vedere Dio ma sperando di imparare come Dio lo vedesse e ricevere perdono”.16 La luce che Joseph sperimentò fu la luce divina di Dio Padre e di Suo Figlio, Gesù Cristo. Come risultato della sua esperienza con questa luce divina, Joseph sentì - e fu - perdonato dei suoi peccati. E proprio mentre Joseph faticava a descrivere la luce del cielo, probabilmente cercava anche di descrivere pienamente l'esperienza trascendente dell'essere perdonato.

Gesù Cristo è la luce

 

Sappiamo da molti resoconti scritturali che Gesù Cristo “è la luce. . . del mondo; . . . una luce che è infinita, che non può mai essere oscurata”.17 Il Salvatore insegnò anche nel sermone sul monte: “Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimaner nascosta”.18 Ha in seguito ulteriormente chiarito queste concetto come Signore risorto quando disse ai Nefiti riuniti di “tenere alta la vostra luce affinché possiate brillare dinanzi al mondo. Ecco, io sono la luce che dovrete tenere alta - ciò che mi avete visto fare”.19 Il Salvatore invita ciascuno di noi a essere una luce mentre Lo sosteniamo come Luce. Colui che si è dato "in sacrifizio per la colpa" 20 offre a ciascuno di noi l'opportunità di essere co-guaritori e di estendere la sua luce a coloro che ci circondano.

 

L'apostolo Giovanni confermò che Gesù Cristo è la luce del mondo. Il contesto del resoconto di Giovanni è importante. Gesù era al tempio e gli scribi e i farisei avevano portato davanti a sé una donna presa in adulterio. Hanno tentato di fare due cose riprovevoli contemporaneamente: vergognare pubblicamente la donna vulnerabile e accusare Gesù chiedendo come la legge di Mosè dovrebbe applicarsi a lei.

La risposta di Gesù rivolse indietro a loro l'accusa. Disse: "Chi di voi è senza peccato, scagli il primo la pietra contro di lei."21

 

"Ripresi dalla loro coscienza"22, si misero ad uscire ad uno ad uno. Quindi, quando se ne furono andati tutti, Gesù chiese direttamente alla donna:

 

Donna, dove sono que’ tuoi accusatori? Nessuno t’ha condannata?

 

Ed ella rispose: Nessuno, Signore. E Gesù le disse: Neppure io ti condanno; va’ e non peccar più.23

 

Quindi Gesù proclamò a quelli al tempio: "Io son la luce del mondo; chi mi seguita non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita."24

Sono profondamente colpito dal modo in cui il Vangelo di Giovanni contrappone questa potente storia del perdono di Cristo con l'annuncio di Cristo che Egli è la Luce.

 

Un paio di settimane fa, un caro amico mi ha ricordato che nulla - né la morte o la vita, né le "cose ​​presenti [o] cose a venire", né le persone meschine le o persone ben intenzionate, nemmeno gli angeli - può "separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù nostro Signore”.25 Il mio amico ha sperimentato un tradimento che lo ferisce profondamente e che gli fa ancora male, ma sa “in chi [ha]] riposto la fiducia”.26 La via da percorrere è seguire Gesù Cristo. E spesso è il perdono degli altri che aiuta noi e loro a venire alla luce.

 

Che Cosa Significa - E Non Significa - Perdonare

 

Quando ero una matricola diciottenne al college qui alla BYU, ho frequentato una classe di teatro il mio primo semestre e in qualche modo mi sono ritrovato nel cast dello spettacolo principale del Macbeth di Shakespeare.

 

Non avevo praticamente nessuna esperienza di recitazione (una recita in terza media non conta molto) e non c’entravo molto sul quel palcoscenico con attori davvero eccellenti, alcuni dei quali avete visto in programmi TV e film. Nella nostra versione di Macbeth, stavamo ricreando una prima versione druidica dell'opera teatrale, e abbiamo usato spade reali sul palco. (Sono sicuro che i miei colleghi di gestione dei rischi qui alla BYU si chiedono che tipo di processo di approvazione degli eventi fosse in vigore allora!) Il mio personaggio era Malcolm, uno dei due figli di King Duncan.

 

Alla fine di ogni esibizione, un gruppo di noi avrebbe festeggiato quando Macduff ci avesse salvato da Macbeth. Ma durante uno degli spettacoli, ho alzato la mano in aria per festeggiare - la mia mano che ancora teneva la mia spada. Isaac Walters, che interpretava Siward, era accanto a me e gli ho procurato un taglio sul viso con la spada.

 

Osservavo in preda al panico mentre il taglio lungo lo zigomo è diventato immediatamente rosso e ha iniziato a gocciolare sangue reale. Anche adesso mi sento malissimo a ricordarlo e pensare a quanto potrebbe essere stato peggio. Sono completamente uscito dal personaggio e ho solo iniziato a scusarmi.

 

Isaac ricorda di avermi detto: "Devi resistere; tu hai il discorso finale." Isaac, ancora nel personaggio di Siward che consiglia il giovane Malcolm, mi ha aiutato a mantenerlo abbastanza a lungo per finire la commedia. Anche Isacc mi perdonò immediatamente quella notte, ma notai mentre guardavo il mio vecchio video della commedia che Isaac non era vicino a me; immagino che questo spettacolo registrato sia stato uno dei più recenti, e aveva capito meglio il rischio che correva stando di nuovo accanto a me!

 

Allo stesso modo spesso le persone che feriamo nella nostra vita, involontariamente o addirittura intenzionalmente, sono quelle più vicine a noi, quelle che significano di più per noi. La sensazione di dolore è esasperata dalla vicinanza delle nostre relazioni come coinquilini, amici e familiari. È più difficile quando il dolore viene dalle persone che amiamo e di cui ci fidiamo.

 

Nel mio lavoro di avvocato, ho visto come la legge sia molto più interessata alle regole e alla giustizia che alla misericordia e al perdono. Una cosa che la legge fa è cercare di distinguere tra fare intenzionalmente qualcosa e fare involontariamente qualcosa, con punizioni più severe che si applicano quando le persone intendono causare danni. La legge ha anche diversi gradi per analizzare quanto una persona fosse intenzionata a fare qualcosa - intenzionalmente o consapevolmente o sconsideratamente o negligentemente.

 

Alla facoltà di giurisprudenza abbiamo memorizzato frasi latine e inglesi come "lo scienziato" e "con malvagità premeditata".

 

Ora ecco cosa ha da dire la dottrina del perdono su tutte quelle distinzioni legali: non è importante rispetto al nostro obbligo di perdono. Non importa perché o in che modo il tacchino ghiacciato, il veicolo sterzante o la spada influenzano la nostra vita. Il comandamento di perdonare tutti gli uomini non contiene ammonimenti. Non ha un asterisco con una nota a piè di pagina che dice "Tranne quando era davvero e intenzionalmente crudele".

 

Vorrei anche essere chiaro su ciò che non significa perdonare. L'anziano Neil L. Andersen ha spiegato:

 

Il perdono non scusa la responsabilità o impedisce di proteggere noi stessi, le nostre famiglie e altre vittime innocenti. Il perdono non ci fa continuare una relazione con qualcuno che non è degno di fiducia. Il perdono non è condonare l'ingiustizia. Il perdono non è liquidare la ferita. . . che sentiamo a causa delle azioni degli altri. Il perdono non è dimenticare ma ricordare in pace.27

 

Perdonare Noi Stessi

 

Nel preparare questo devozionale, ho chiesto ai miei figli quand’è più difficile perdonare. Hanno detto: "Quando non abbiamo fatto niente di male" o "Quando è personale" o "Nel momento" in cui siamo colti di sorpresa. Hanno anche detto questo: "La cosa più difficile è perdonare noi stessi".

Perdonare noi stessi. Questo è il messaggio che ho sentito che avrei davvero dovuto condividere oggi, che voi - ognuno di voi, ognuno e tutti voi, tutti noi qui oggi o che guarderanno o ascolteranno in seguito - siete un’amata figlia o un amato figlio di Genitori Celesti che hanno un valore infinito e divino; che vale la pena essere e sentirsi perdonati; e che il nostro Salvatore vuole aiutarvi a perdonare voi stessi.

 

La mia amica Deborah Farmer Kris ha recentemente pubblicato un articolo su come le "chiacchiere interne" dei bambini "non sono sempre gentili" e che il loro "dialogo interiore critico" può essere letteralmente visibile sulle loro "facce quando prendono un brutto voto o dimenticano i loro compiti o mancano un canestro o affrontano un rifiuto sociale".28 Il nostro dialogo interiore come bambini e educatori va troppo spesso così: "Sapevo che non ero abbastanza bravo, e ora questo dimostra che non sono l’altezza". Deborah ha suggerito di praticare l'autocompassione, parte di un'auto-narrativa implicita ed esplicita che riconosce che tutti commettiamo errori; tutti abbiamo giorni difficili.

 

Quando scoprite che la vostra voce critica interiore è più forte della vostra voce compassionevole, immaginate cosa potreste dire a un amico intimo in una situazione simile. Vi siedereste con loro con empatia. Offrireste parole di speranza. Sottolineereste i loro punti di forza e gli ricordereste che sono amati. So che Cristo farebbe questo per voi se si sedesse accanto a voi.

 

Potete diventare quell'amico per voi stessi? Quando Cristo ci chiede di agire con compassione verso “il minimo di questi”29 quello include voi e come trattate voi stessi.

Bryan Stevenson, avvocato e direttore esecutivo della Equal Justice Initiative, che ha parlato in un forum del campus della BYU nel 2018, lo ha detto in questo modo:

 

Siamo tutti stati rotti da qualcosa. Abbiamo fatto tutti del male a qualcuno e siamo stati feriti. Condividiamo tutti la condizione di rottura anche se la nostra rottura non è equivalente. . . .

 

. . . Essere rotti è ciò che ci rende umani. . . . La nostra vulnerabilità e imperfezione condivise alimenta e sostiene la nostra capacità di compassione.30

 

Alcuni di noi potrebbero pensare di essere più intrinsecamente distrutti di altri o che ciò che abbiamo fatto ci mette oltre la sfera del perdono. Questo è ciò che Bryan Stevenson direbbe ai suoi clienti:

 

Ogni volta che le cose andavano davvero male e mettevano in discussione il valore della loro vita, ricordavo loro che ognuno di noi è più della cosa peggiore che abbiamo mai fatto. Ho detto loro che se qualcuno dice una bugia, quella persona non è solo un bugiardo. Se prendi qualcosa che non ti appartiene, non sei solo un ladro. Anche se uccidi qualcuno, non sei solo un assassino. . . . C'è una forza, un potere persino, nel comprendere la rottura, perché abbracciare la nostra rottura crea un bisogno e un desiderio di misericordia, e forse un corrispondente bisogno di mostrare misericordia.31

 

L'anno scorso il presidente Worthen ha ricordato alla nostra comunità BYU questa verità:

 

“Ognuno [di noi] è un amato figlio o figlia spirituale di Genitori Celesti. . . [con] una natura e un destino divini." . . .

. . . [Questa] descrizione è universale. Si applica a tutti in questo pubblico, a tutti in questo campus, a tutte le persone che vivono su questa terra e a tutti coloro che hanno vissuto o vivranno mai su questa terra e sugli innumerevoli mondi.32

 

In altre parole, questo include voi, non solo le persone sedute accanto a voi oggi o i vostri compagni di classe o i vostri compagni di stanza che sembrano vivere una vita incantata. Li include, ovviamente, ma include anche, specificamente e individualmente, voi.

 

Siamo tutti rotti e totalmente dipendenti dal Salvatore per il perdono dei nostri peccati. E possono essere i nostri errori, le nostre disgrazie, le nostre occasioni mancate, i nostri periodi di prova e persino le nostre tragedie che ci uniscono in amore e nel perdono quando scegliamo di perdonare gli altri e noi stessi. Anche se intendevamo fare cose che hanno danneggiato gli altri e noi stessi in passato, possiamo ora decidere di essere migliori e fare meglio mentre seguiamo Gesù Cristo.33

 

Possiamo quindi dire, come Adamo:

 

Sia benedetto il nome di Dio, perché a causa della mia trasgressione i miei occhi sono aperti e in questa vita avrò gioia, e di nuovo nella carne vedrò Dio.34

 

E poi possiamo anche dire, come Eva:

 

Se non fosse stato per la nostra trasgressione, non avremmo mai avuto una posterità, e non avremmo mai conosciuto il bene e il male, né la gioia della nostra redenzione e la vita eterna che Dio dà a tutti coloro che obbediscono.35

 

Quando perdoniamo gli altri e noi stessi, sapremo e sentiremo che "tutto andrà bene e tutto andrà bene, e ogni cosa andrà bene."36

 

La scorsa settimana, il presidente M. Russell Ballard ha parlato del suo amore per tutti voi.37 Voglio fare lo stesso e parlare del mio amore per ciascuno di voi, specialmente per quelli tra di voi che si sentono esclusi o non benvenuti o "discriminati" qui a BYU. Voglio dire a voi: alle mie sorelle e ai miei fratelli internazionali, alle mie sorelle e ai miei fratelli neri, alle mie sorelle e ai miei fratelli LGBTQ, alle mie sorelle e fratelli nuovi-nella-fede e incerti-della-loro-fede, alle mie sorelle e fratelli da soli ,a tutte le mie sorelle e fratelli - vi voglio bene. E so che Gesù Cristo e i nostri Genitori Celesti vi amano. So che Gesù Cristo è la luce che rende possibile il perdono e che quando perdoniamo l'un l'altro e noi stessi, sentiremo il Suo amore e sperimenteremo la Sua luce in questa vita e ancor più pienamente nel mondo eterno a venire. Nel nome di Gesù Cristo, amen.

Notes

1. Richard Sandomir, “Victoria Ruvolo, Who Forgave Her Attacker, Is Dead at 59,” New York Times, 28 March 2019, nytimes.com/2019/03/28/obituaries/victoria-ruvolo-dead.html?0p19G=2870.

2. “Woman Crushed by Frozen Turkey Shows Mercy,” ABC News, 6 January 2006, abcnews.go.com/GMA/story?id=1225516#.UW2KYspv7qI.

 

3. See Paul Vitello, “L.I. Teenager Is Sentenced to Six Months in Turkey Case,” New York Times, 18 October 2005, nytimes.com/2005/10/18/nyregion/li-teenager-is-sentenced-to-six-months-in-turkey-case.html.

4. The Forgiveness Project, “Victoria Ruvolo,” www.theforgivenessproject.com/victoria-ruvolo.

5. See Lisa Pulitzer, Victoria Ruvolo, and Robert Goldman, “No Room for Vengeance”: In Justice and Healing (New York: No Vengeance Publishers, 2011).

6. The Forgiveness Project, “Victoria Ruvolo.”

 

7. See Gordon B. Hinckley, “Forgiveness,” Ensign, November 2005.

8. Jessica Henrie, “Father Relies on Faith to Forgive Intoxicated Teen Driver,” Deseret News, 1 August 2012, deseret.com/2012/8/1/20504967/father-relies-on-faith-to-forgive-intoxicated-teen-driver#chris-williams-who-wrote-a-book-called-let-it-go-is-interviewed-in-salt-lake-city-monday-july-23-2012.

9. Chris Williams, “Just Let Go: One LDS Man’s Story of Tragedy and the Power of Forgiveness,” LDS Living, 5 January 2016, ldsliving.com/Let-It-Go-A-Story-of-Tragedy-and-the-Power-of-Forgiveness/s/71058; quoted in Neil L. Andersen, The Divine Gift of Forgiveness (Salt Lake City: Deseret Book, 2019), 234. See also “Man Exercises a Year of Forgiveness After Drunk Teen Driver Kills Wife, Two Children,” Deseret News, 8 April 2013, deseret.com/2013/4/8/20061840/man-exercises-a-year-of-forgiveness-after-drunk-teen-driver-kills-wife-two-children; also Dallin H. Oaks, “Followers of Christ,” Ensign, May 2013.

10. Russell M. Nelson, “Closing Remarks,” Ensign, November 2019.

11. Spencer W. McBride, in “It Caused Me Serious Reflection,” 5 January 2020, episode 5,
The First Vision: A Joseph Smith Papers Podcast, produced by the Joseph Smith Papers Project, podcast, 25:20, josephsmithpapers.org/articles/the-first-vision-a-joseph-smith-papers-podcast; emphasis added. Quoting Joseph Smith, History ca. Summer 1832, page 3, Joseph Smith Papers Project, josephsmithpapers.org/paper-summary/history-circa-summer-1832/3; original spelling.

12. Joseph Smith, “Sketch Book for the Use of Joseph Smith Jr.,” Journal, September 1835–April 1836, page 24, Joseph Smith Papers Project, josephsmithpapers.org/paper-summary/journal-1835-1836/25; spelling and punctuation modernized.

13. Joseph Smith, History, ca. June 1839–ca. 1841 (draft 2), page 3, Joseph Smith Papers Project, josephsmithpapers.org/paper-summary/history-circa-june-1839-circa-1841-draft-2/3; spelling and punctuation modernized; also Joseph Smith—History 1:16. The original source shows the writer first wrote that the pillar of light descended “gracefully” but then crossed that out and wrote “gradually.”

14. Joseph Smith, “Church History,” Times and Seasons 3, no. 9 (1 March 1842): 706–7.

15. See A Pillar of Light: Celebrating 200 Years of the First Vision, an exhibit in the BYU Library, L. Tom Perry Special Collections Gallery, August 2019–June 2020, exhibits.lib.byu.edu/first-vision.

16. John S. Tanner, “20/20 Vision: Seeing Your Life Through God’s Eyes,” BYU–Hawaii devotional address, 23 January 2020, speeches.byuh.edu/20-20-vision-jst.

17. Mosiah 16:9, a teaching of Abinadi ­during his trial before King Noah and his priests. Mormon also recorded in 3 Nephi 18:16 Jesus’s teaching: “Behold I am the light; I have set an example for you.”

In addition to the testimony of Book of Mormon prophets, we learn that Christ is the light from several revelations through the Prophet Joseph Smith in which the Lord declared: “I am the light which shineth in darkness, and the darkness comprehendeth it not” (D&C 6:21) and “I am the true light that lighteth [everyone] that cometh into the world” (D&C 93:2). We learn that light and truth are inextricably connected and that His light gives us light, enlightens our eyes, and quickens our understandings (see D&C 93:9, 26–40; 88:11).

If we “walk in the light of [our own] fire, and in the sparks that [we] have kindled,” the result will be sorrow (Isaiah 50:11). Conversely, Isaiah rhetorically asked, “Who is among you that feareth the Lord, that obeyeth the voice of his servant, that walketh in darkness, and hath no light?” (Isaiah 50:10). The answer is no one. As we “trust in the name of the Lord, and stay upon his God” (Isaiah 50:10), the Lord will be our “everlasting light” and “the days of [our] mourning shall be ended” (Isaiah 60:19, 20).

18. Matthew 5:14; emphasis added.

19. 3 Nephi 18:24; emphasis added.

20. Isaiah 53:10.

21. John 8:7.

22. John 8:9.

23. John 8:10–11.

24. John 8:12.

25. Romans 8:38–39.

26. 2 Nephi 4:19; see also verse 34.

27. Andersen, Divine Gift of Forgiveness, 225; see also Jeffrey R. Holland, “The Ministry of Reconciliation,” Ensign, November 2018.

28. Deborah Farmer Kris, “‘What Was Your Oops Today?’: How to Help Kids Practice Self-Compassion, Even on Tough Days,” On Parenting, Washington Post, 25 February 2020, washingtonpost.com/lifestyle/2020/02/25/what-was-your-oops-today-how-help-kids-practice-self-compassion-even-tough-days.

29. Matthew 25:40.

30. Bryan Stevenson, Just Mercy: A Story of Justice and Redemption (New York: Spiegel and Grau, 2014), 289.

31. Stevenson, Just Mercy, 290; emphasis in original.

32. Kevin J Worthen, “Knowing Who You Are,” BYU devotional address, 8 January 2019; quoting “The Family: A Proclamation to the World” (23 September 1995); emphasis added.

33. See Mosiah 27:35.

34. Moses 5:10.

35. Moses 5:11.

36. Julian of Norwich, A Revelation of Love, ­revelation 13, chapter 27, lines 10–11; in The Writings of Julian of Norwich: A Vision Showed to a Devout Woman and A Revelation of Love, ed. Nicholas Watson and Jacqueline Jenkins (University Park: Pennsylvania State University Press, 2006), 209; spelling modernized.

37. See M. Russell Ballard, “Children of Heavenly Father,” BYU devotional address, 3 March 2020. During my freshman year at BYU, President Howard W. Hunter gave this message at the First Presidency Christmas devotional—his last public address to members of the Church: “This Christmas, mend a quarrel. Seek out a forgotten friend. Dismiss suspicion and replace it with trust. Write a letter. Give a soft answer. Encourage youth. Manifest your loyalty in word and deed. Keep a promise. Forgo a grudge. Forgive an enemy. Apologize. Try to understand. Examine your demands on others. Think first of someone else. Be kind. Be gentle. Laugh a little more. Express your gratitude. Welcome a stranger. Gladden the heart of a child. Take pleasure in the beauty and wonder of the earth. Speak your love and then speak it again” (“The Gifts of Christmas,” First Presidency Christmas devotional, 4 December 1994; also “First Presidency Extols Meaning of Christmas,” Ensign, February 1995; and Hunter, “Gospel Classics: The Gifts of Christmas,” Ensign, December 2002).

David Castro
Ivan Sapio

This peech has been translated by
David Castro & Ivan Sapio